Content is the King
Ormai questa frase ci esce dalle orecchie tuttavia è sempre più una verità.

Ma il content può essere inteso come qualità oppure quantità.
Con l’avvento dei social, della real time search e più in generale con il “velocizzarsi” del mondo internet stiamo assistendo ad una vera rivoluzione. La quantità di contenuto sta prendendo il sopravvento sulla qualità.
I contenuti duplicati sembrano non fare più paura perchè basta un po’ di link building fatta con i dovuti accorgimenti che il ns. sito web schizza in testa alle serp e google, un po’ come nell’off line, strappa il contenuto dalle mani dell’autore lo consegna al ricco sito internet di turno e manda a quel paese il povero ragazzo che aveva passato una notte a scriverlo con testi di 400 pagine al fianco.

Ecco quindi che in modo sempre più massiccio si è fatto ricorso agli articolisti.
Per chi non sapesse cosa sono gli articolisti lo spiego in 2 parole:
Sono persone, in genere studenti, che pur di guadagnare (2€ ad articolo) si fanno sfruttare scrivendo testi per i grandi siti internet di turno.

Tuttavia non viviamo in un mondo di scemi ecco quindi che gli articolisti si sono ingegnati sempre di più ed hanno capito come poter sfruttare la situazione, in poche parole come consegnare nelle mani degli sfruttatori una merce con lo stesso valore con la quale viene pagata.
Articoli copiati.

Iniziamo quindi la nostra lista cercando di elencare gli svantaggi:

1. contenuti duplicati

2€ ad articolo sono nulla. Mediamente per scrivere un articolo di qualità si necessità di 45-60 minuti che in termini economici sono circa 10€ di un operaio sottopagato. Se teniamo conto che scrivere un contenuto informativo richiede spesso una certa competenza allora il costo sale a 30€.
Ecco quindi che i giovani studenti i loro articoli li ricopiano articoli da altri blog o siti di informazione (spesso non molto conosciuti) e li consegnano nelle nostre mani.
Per evitare un ritorno al mittente aggirano la possibilità di verificare se un contenuto è duplicato o no(basta cercare un pezzo di testo su google) fanno ricorso alla copiatura di testi recenti, in modo tale che la ricerca finisca in un nulla di fatto in quanto google non ha ancora indicizzato il contenuto.

Ma quando il contenuto del sito originale viene indicizzato allora google andrà a penalizzare la nostra pagina e l’articolo “farà la fine del topo”. Se si trattasse di un articolo soltanto non sarebbe un problema ma quando gli articoli superano i 20-30 allora google chiama i suoi angeli della morte per verificare se quel sito sia o meno una fotocopiatrice del web. In caso il verdetto positivo scatta la penalizzazione con scomparsa dalle serp e crollo delle visite.

2. Scarsa qualità

Il fattore economico porta alla scarsa qualità.
Per scarsa qualità non si intende solamente contenuto duplicato ma anche altri aspetti che di primo acchito potrebbero sembrare irrilevanti;

>Contenuti tradotti con traduttori automatici

Uno dei metodi più semplici, dopo la copiatura pura, è quella di tradurre un articolo scritto su blog stranieri.
Gli articolisti visitano un blog straniero, copiano l’articolo lo incollano su google translate e poi lo passano al blog di destinazione.
Sebbene l’articolo possa sembrare interessante, sarà ricco di errori grammaticali, frasi in lingua originale (non tradotte) ed in alcuni casi completamente insensato.
Questo è dovuto al fatto che i traduttori online non offrono una qualità di traduzione ottimale ma si limitano ad effettuare una traduzione pari pari con le parole del testo originale “this is my dog” -> “questo è mio cane”.

Il testo incomprensibile non verrà penalizzato dai motori di ricerca tuttavia sarà una risorsa inutile per i visitatori, che leggendo un testo sconnesso ed insensato abbandoneranno il sito e lo etichetteranno come “sito scadente”.

>Multi copiatura

Altro stratagemma escogitato dagli articolisti è quello di copiare parti di più articoli ed unirli in uno unico.
Questo riduce la possibilità di incorrere in penalizzazioni da contenuto duplicato (ma non sono del tutto escluse) ma al tempo stesso creano lo stesso problema dei contenuti tradotti “automaticamente”.
Il contenuto redato con questo metodo risulta spesso sconnesso ed il visitatore si vede rimbalzato da un argomento ad un altro che a lettura superficiale potrebbe sembrare “testo unico” ma in caso di lettura attenta ci si accorge che la pagina è un in verità un semplice puzzle.

>Professionalità e competenza assente

Questo è un problema che per alcuni siti web potrebbe non esistere.
Se parliamo del Grande Fratello possiamo far redare il contenuto anche al nostro criceto, ma se il nostro blog tratta l’argomento salute o qualsiasi altro tema che richieda un po’ di conoscenze in ambito tecnico allora il ricorso agli articolisti diventa un suicidio.

Senza descrivere nel dettaglio questo punto vi riporto un articolo, scritto da un articolista dove si parla di un tema delicato “I Funghi” nei commenti trovate il mio parere.
Nell’articolo è scritto: i funghi sono importantissimi nella dieta.
Mai frase fu più sbagliata di questa.

I funghi non sono assolutamente importantissimi nella ns. dienta, anzi.
Se questo articolista avesse studiato scienze dell’alimentazione o come nel mio caso, avesse studiato micologia, saprebbe che i tutti i funghi contengono tossine che in alcune specie, anche se commestibili, possono causare disturbi gastrici. Ecco come al tempo ho commentato l’articolo:

Questo post non è tanto da dietaland.

I funghi hanno delle caratteristiche che fanno bene al nostro corpo ma non avete citato la tossicità.

Anche un porcino(boletus edulis, aereus ecc) contiene tossine, stessa cosa per i finferli (cantarellus cibarius).
I chiodini hanno ancora più tossine e poi la lista è lunga.
I funghi si dovrebbero mangiare al massimo una volta a settimana ed in quantità modeste, inoltre sono da evitare i funghi raccolti in città (anche se nei parchi) e lungo le strade di montagna perchè assorbono le sostanze tossiche.

Funghi come le vescie sono considerate come commestibili ma hanno una quantità di piombo elevatissima quindi da evitare.

Molti dei funghi venduti nel cosiddetto “misto bosco” sono funghi con tossine termolabili ovvero tossine che vengono espulse dal fungo solo ad alte temperature e se non cotti bene possono arrecare danni.

Non bisognerebbe incentivare in questo modo il consumo di funghi ma anzi sarebbe da indicarne gli aspetti non salutari.

Faccio parte di un gruppo di studio di micologia e non vi scrivo queste cose a caso.
Spero che l’articolo venga editato in quanto molte persone vanno in ospedale per aver consumato troppi funghi o per averli considerati come un piatto di pasta.

L’articolo non è stato editato in quanto, molto probabilmente, significherebbe ammettere di aver commesso un errore.

Da quel momento non ho più visitato quel sito internet, e l’ho sconsigliato a tutti.

Questo è un esempio di come una persona non qualificata possa scrivere contenuti dannosi per il ns. sito web (ed nel caso sopracitato anche alla salute).

3. Affidabilità

Gli articolisti non sono sempre affidabili in quanto il loro non è un vero lavoro ma una attività tappabuchi.
Capita spesso che un articolista inizi col scrivere 5-6 articoli per poi sparire appena intascati i soldi “lasciando vuoto il posto di lavoro”, ecco quindi che il proprietario è costretto a scrivere un annuncio per trovare un altro articolista lasciando il blog senza contenuti freschi.
Gli articolisti non hanno un contratto di lavoro e quindi gli accordi sono tutti campati in aria. In verità se un articolista non ha tempo di scrivere un nuovo articolo non ci avvisa per tempo ma di punto in bianco non pubblica più. Essendo per la maggior parte studenti sono legati ad eventi imprevedibili “esami” testa a sorprese e verifiche.

Questo è un problema molto importante soprattutto per quei siti che affidano la propria attività a questa forma di lavoro. Se un blog pubblica 5 articoli al giorno ed improvvisamente viene a mancare l’attività di uno o due articolisti i contenuti pubblicati diventano 1-2 al giorno, lasciando di fatto a bocca asciutta i lettori, ed i motori di ricerca.

4. Economicità

Sebbene il costo per ciascun articolo sia molto più basso rispetto a quello che ci potrebbe richiedere un esperto del settore, spesso questi articoli sono assolutamente senza ROI.
Contenuti duplicati, e più in generale contenuti di scarsa qualità significa tempo di permanenza basso e quindi scarsi ritorni pubblicitari.
Ecco quindi che per rendere efficace questa attività è necessario investire anche in forme di pubblicità che vadano a colmare il gap.
Se si fa qualche conto si nota che si risparmia solo se alle spalle si ha una grande struttura che riesce a portare visite senza tener conto del contenuto. Come citato nell’introduzione solo un sito web che riesce ad ottenere backlink sempre freschi e pubblicità sempre attiva riesce a tenere in piedi il sistema.
Gli articolisti non sono il modo per far diventare famoso il proprio sito internet ma piuttosto un escamotage che permette di risparmiare sui lavoratori.

Una persona competente vale più di 100 articolisti, un articolo alla settimana vale di più di un articolo al giorno, se a scriverlo è qualcuno che di quel tema ne capisce qualcosa.

5. Lavoro Nero

Questo aspetto sarà oggetto di critica per molti di voi. Ma è un dato di fatto che l’attività degli articolisti è lavoro nero.
Spesso basati su importi di piccolo taglio, i pagamenti passano per postepay e non viene rilasciato alcun documento dall’articolista, ne da chi gestisce il sito.
La regolarizzazione di questa attività è molto difficile e solo nei casi di rapporti di lavoro più prolungati e corposi è possibile regolarizzare la situazione con i dovuti documenti. Salvo poi, da parte dell’articolista poter dimostrare che la sua è una attività non continuativa.

Ecco quindi che gli importi sono esentasse, ergo evasione.


Ora mi aspetto una valanga di critiche.
“io sono qui” come direbbe il mitico Matteo Caccia di radio24.

17 Responses

  1. Jim

    Ciao e buon anno, mi trovi perfettamente d'accordo sui limiti da te descritti nell'uso di articolisti, ma credo che esistano situazioni molto più variegate. Io per esempio mi rivolgo quasi esclusivamente a persone che conosco nella vita reale e non solo sul web, ho instaurato con loro un rapporto di fiducia con una contropartita economica superiore alla media offerta sul web. Chi lavora sapendo di essere pagato il giusto lavora sicuramente meglio, se non altro perchè sa che un "datore di lavoro" del genere non si trova facilmente.

    La qualità sarà sempre più importante in vista della svolta social di Google quindi.. gli "sfruttatori" di articolisti credo avranno vita breve 🙂

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    • Davide Rigon

      Ciao Jim,
      non posso che condividere. Come penso tu abbia ben capito il mio articolo è rivolto a chi sfrutta gli articolisti.

      Tuttavia dubito che gli "sfruttatori" avranno vita breve. L'azienda titolare del sito citato è diventata un colosso del web e non lo ha fatto di certo basandosi sulla qualità…

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      • Adriano

        C'è qualcosa che mi sfugge,se un ragazzo vorrebbe fare " L'articolista" in buona fede,come un vero e proprio lavoro a chi si dovrebbe rivolgere? sopratutto come capire se la persona a cui ti affidi non ti voglia solo sfruttare per pochi euro a pezzo?

  2. Kiko

    Ottimo e completo ragionamento! Vale per molti il “posso accontentarmi e racimolare qualcosa”, per altri vale l'”almeno faccio esperienza” e per molti altri vale “lo faccio per passione”!

    A lungo andare lo sfruttato capirà se puó trasformare il tutto in una professione o se deve abbandonare, o se ne vale la pena!

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  3. diego

    Ciao a tutti.
    mi chiamo Diego e sono un articolista. collaboro con due siti web. Tutto vero quanto scritto, ma devo fare una precisazione.
    Anche io sono inciampato in "sole" come si dice a roma: proprietari di siti troppo esigenti, pagamenti in ritardo etc
    Però, se una persona sa scrivere e si dimostra affidabile e se dall'altra parte ci sono persone serie, le possibilità di guadagno e "crescita" ci sono davvero.
    Io collaboro quasi da un anno con un sito che mi paga in relazione al numero di parole, per un massimo di 1000 che corrispondono a 10 euro. All'inizio ero lento nella ricerca delle fonti e nella stesura dell'articolo, ma oggi impiego circa 30 min per pubblicarlo. A natale la redazione del sito mi ha fatto un regalo, pensate un pò. ci sentiamo anche per telefono, ogni tanto, per stabilire e programmare gli articoli da pubblicare. Dopo qualche tempo si diventa più bravi ed anche più sicuri di se stessi, al punto che si possono contrattare le condizioni ed i termini di pagamento. In molti mi cercano, ma quando sento puzza di bruciato o quando non accettano anche le mie condizioni, dico no. Ovviamente non si campa di soli articoli, ma sono comunque una boccata di ossigeno per chi è disoccupato come, laureato in scienze politiche e specializzando in relazioni internazionali. Non credo che diventerò giornalista, anzi. E' comunque una bella esperienza. Bisogna essere fortunati e bravi allo stesso tempo, per stabilire "relazioni" di lavoro serie e sicure, dal punto di vista economico.
    Ah un'ultima cosa: io non faccio il copia e incolla, rielaboro e riscrivo totalmente il contenuto dell'articolo che prendo dal web eheheh
    Buona fortuna a tutti!!

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  4. baby

    Sono Perfettmente d'accordo….in rete si trovano davvero degli articoli orribli: scritti male, striminziti, non veritieri (quindi dannosi nel caso di informazioni errate date sui funghi ad esempio…) e tradotti senza una sola correzione….la cosa che mi chiedo in genere quando leggo queste cose "fatte un tanto al braccio" è: ma non si vergognano?? Io scrivo articoli e mi impegno molto, esattamente come Diego rielaboro i miei testi: ogni mio articolo per lungo o corto che sia, su un argomento serio o meno, ha sempre il mio stile. Chi richiede articolisti dovrebbe prima metterli alla prova, questo è il mio pensiero, così come so che i miei pezzi sono mie creaturine e se vedessi uno mio scritto scopiazzato (per giunta anche male) mi irriterei parecchio, esiste un modo per evitare il ladrocino di scritti? ….Siccome io sono in quella categoria di mal pagati e vedo che tra voi ci sono persone più navigate di me, avete un paio di indirizzi da passarmi in privato in modo che possa farmi valutare da altri redattori? Vi lascio la mia email, grazie a tutti e buon lavoro. babybanny@alice.it

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  5. riccardo

    Buongiorno, leggo e per alcuni aspetti concordo, ma non nel mio caso.
    Io sono laureato in economia ho master e lavoro nella finanza e conosco molto ,ma molto di più di qualsiasi giornalista che scrive su tematiche econommico finanziarie pertanto non può esserci paragone tra un pezzo di una persona che è preparata su certi argomenti ed uno che ha fatto altri studi per trattare di economia.

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  6. diego

    Hai ragione riccardo, ma in alcuni casi ci si può fare una cultura sull'argomento mano a mano che si legge e studia un argomento. non credo che si debba essere super preparati per affrontare diverse tematiche, anche se una base di partenza può aiutare nella stesura e spiegazione dell'articolo. in ogni caso, sono dell'opinione che nella vita di necessità si fa virtù, senza essere troppo presuntuosi con se stessi e gli altri. tu sarai sicuramente molto preparato su economia e finanza, in confronto ad un giornalista che scrive su queste tematiche (anche se non è detto), ma ti posso portare la mia esperienza.
    scrivo articoli su fucili, ottiche e cani da caccia, tutti argomenti che non conoscevo e di cui non sapevo nulla, ma nel tempo e con un pò di fiducia da parte di chi mi commissionava gli articoli, sono riuscito nel breve periodo a "specializzarmi" sugli argomenti citati. Non sono un esperto, ma se dovessi intrattenere una conversazione (come mi è capitato) su queste tematiche sono in grado di affrontarla. Massimo rispetto per chi come te ha così tanta sapienza e preparazione, ma ognuno è portatore delle proprie esperienze. la cosa importante, per me, è approcciare a queste con umiltà, interesse e curiosità.
    ciao

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  7. Federico Bergna

    Innanzitutto complimenti per l'articolo, ha descritto esaurientemente la realtà web nella quale convivono webmaster e webwriter… sono anch'io un copywriter e da un paio d'anni ho approfondito le varie discussioni nel web tra chi cerca contenuti e chi li offre. Da gennaio 2011 ho ideato http://www.articoliinvendita.net e proprio da qualche mese sto iniziando a raccogliere i frutti del mio lavoro. Quali risultati direte voi? Ho creato praticamente un portale che possa riassumere e offrire tutte quelle garanzie possibili ed immaginabili che può richiedere sia un webmaster (colui ad esempio che ricerca webcontent) sia un webwriter (colui che li realizza). Se volete passare a dare un'occhiata sono sicuro che conoscerete il primo paid to write italiano veramente serio ed affidabile e che soprattutto offre la garanzia di essere pagati ALMENO €0,01 per parola. buona giornata e complimenti per il blog!

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  8. Regolo

    Se i webmaster sganciassero qualche quattrino in più e si degnassero di dare una letta ai contenuti dei propri siti tutto questo non sarebbe un problema … un saluto e complimenti per il post 🙂

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    • Laila

      "5 motivi per non affidarsi agli articolisti" è una frase non del tutto corretta sarebbe meglio scrivere "5 motivi per non affidarsi ad articolisti improvvisati". Non tutti gli articolisti copiano, alcuni scrivono per passione e mai si permetterebbero di utilizzare il lavoro di altre persone senza citarne la paternità. Il problema di fondo è che tante persone pensano sia facile scrivere, la realtà è un' altra, scrivere richiede passione e una continua voglia di mettersi in gioco. Ad oggi seguo nella figura di articolista 2 blog e 1 sito web più alcuni lavori saltuari per una web agency, direi che come inizio non c'è male, certo è vero ho dovuto fare una selezione sui committenti poco seri (pagamenti mai ricevuti) ma pian piano come si suol dire uno si fa le ossa. Ciao e buona scrittura a tutti!

      Rispondi
    • Elena

      Non solo. Sarebbe anche utile che i committenti scrivessero le proposte di collaborazione in un italiano corretto che incoraggi a fare altrettanto.

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  9. giuly

    tante belle parole per rivoltare una frittata, parole da cui forse trapela una scarsa conoscenza del mestiere di articolista, tanto che le difficoltà che un professionista serio incontra, vengono addotte come motivo per non affidarsi ad un proffesionista. provate a cambiare la parola Articolista con la parola Programmatore e incredibilmente le note "stonate" spiccheranno con chiarezza: anche nell'informatica ci sono ragazzi che studiano e rabberciano codice per pochi soldi, come ci sono quelli che non vogliono spendere una giusta cifra per pagare un lavoro ben fatto. ma nessuno si sognerebbe di scrivere un articolo su "5 buoni motivi per non affidarsi ad un Programmatore". poi… poi già l'italiano corretto stenta a sopravvivere nella forma parlata, é proprio il caso di riportare come esempio della propria serietà, un proprio commento in cui lo strapazza ancora una volta?

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  10. rita

    anch’io cambierei il titolo: “se un buon articolista vuoi avere ecco 5 motivi per i quali lo devi ben pagare”…scherzi a parte, il tutto sta nel venale “denaro”, pochi euro in più corrisponderebbero certamente a una maggior serietà da parte di chi scrive anche se si trovano articolisti che garantiscono serietà e rispetto delle regole anche per i famosi 2 euro ad articolo salvo poi trovare di meglio e abbandonare “senza preavviso” il vecchio sito. E come dar loro torto?

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  11. svariable

    Non concordo, ho un’articolista che oltre a saper scrivere ne suo campo (informatica) sa veramente il fatto suo, e cosa più importante riesce a trasmettere con ficilità anche i concetti più difficili

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  12. RoBBertino

    Tutto vero ma si pone un problema etico,non nel caso di chi commissiona il lavoro, che sicuramente lo fa per un vantaggio economico, ma per chi scrive.
    Purtroppo in molti casi sono studenti che utilizzando il copia incolla guadagnano qualche spicciolo, ma il ruolo dell’articolista “non mercenario” è quello di scegliere articoli sui cui realmente possa essere preparato in modo tale di avere un lavoro di qualità che possa entrare a far parte di un suo portfolio di lavori personali da poter presentare ad una testata vera e propria una volta che si senta pronto a fare il grande passo di uscire dal Web.

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