Alla luce di vari pareri, anche all’interno del Convegno stesso: Francesco Tinti, Paolo Dello Vicario, Matteo Monari e Michele de Capitani si capisce che Google probabilmente classifica le varie keywords in modo diverso creando algoritmi specializzati.

I risultati che ogni persona vede in SERP sono differenti da quelli che ci immaginiamo, sempre più utili all’utente.

I vecchi fattori continuano a funzionare ma assumono diversi pesi in basi alle query in cui ci si trova.

È stato pubblicato un brevetto di Google proprio su questo argomento.

4 Entità

Utente

Ogni utente ha una scheda, formata da un ID, le preferenze settate manualmente e una lista di categoria alle quali l’utente è “correlato”.

Il Documento

URL, Contenuti, Tematicità

Ricerca

Le parole che generano la ricerca, l’attinenza con altre categorie e altre informazioni aggiuntive(se + locale ecc)

Log di Ricerca

ID Utente/Parola Generante

Comportamento dell’utente sulla ricerca 1, 2, 3, ecc(movimento del mouse, scroll della pagina, ecc.)

L’utente viene categorizzato in base alle ricerche che fa. E viceversa se una query viene fatta spesso da animanti di un argomento Google supporrà che parli di quell’argomento.

È un ciclo, deve quindi avere un inizio: le pagine seme.

Altri modi

In siti con più argomenti si considera il peso specifico di ciascun tema in rapporto al totale delle pagine.

Se argomenti non a tema vanno inseriti non ci sono problemi basta che siano secondari.

La mancanza di un argomento in comune tra almeno un numero minimo di pagine in un sito web può impedire che il sito venga classificato.

Essere in una determinata categoria ci permette varie cose, fra cui di posizionarci per keyword che convertono.

Secondo il brevetto, Google categorizza anche attraverso i click in sempre. Uno studio di Google conferma che il numero di click aumenta all’aumentare dei termini in grassetto nel title e description.

Un altro brevetto cerca di associare alcune parole a determinate categorie. E’ utile per determinare il ranking in tempo brevissimo(es. Tweet).

Un nuovo brevetto invece si basa sui links. Possiamo trovare links a tema per tematicizzarci tramite Google AdPlanner. Aver links da quei siti è difficile, visto che sono autorevoli: qualsiasi link che riusciamo ad ottenere ha però un altissimo valore.

Google inoltre cataloga bisogni e intenzioni degli utenti.

  • Ricerca Brand: Ricerca di un determinato marchio.
  • Ricerca Navigazionale: Ricerca di una pagina determinata(facebook login, sito ufficiale x)
  • Ricerche Transazionali: Ricerche che portano l’utente a fare qualcosa una volta arrivato sul sito(scaricare una canzone, trovare un hotel, ecc.)
  • Ricerche Informazionali: Ricerche che portano ad informazioni pure.

Il Golden Triangle cambia moltissimo in base ai tipi di keyword: per le transazionali prende più risultati, nelle informazionali solo i primi 2-3.

Come interpreta Google le situazioni ambigue, nelle quali la query può essere di diversi tipi.

Google cerca di rappresentare tutte le tipologie di query nel restituirle all’utente.

Google personalizza la ricerca in base a un gran numero di parametri: IP, browser, profilo dell’utente, ecc.

In base a quello che cerchiamo di volta in volta le query cambiano. Proviamo a cercare “Torino”, poi “Juventus” e poi “Torino”, la query cambia orientandosi verso la squadra di calcio.

Per dominare le SERP conviene affiancare a siti di un tipo, siti di un altro tipo. Esempio: un blog accanto ad un ecommerce.

About The Author

Si occupa della gestione di portali di medie dimensioni e sviluppa temi Wordpress, con un particolare occhio alla SEO. È stato relatore al Convegno GT 2010 con un intervento sull'influenza di Facebook sul ranking.

8 Responses

  1. stampa transfer

    Interssante articolo! Diventa sempre piú difficile controllare quale posizione ha un sito su google a causa della personalizzazione dei risultati. Anche con il nuovo mecanismo Google Instant Search il SEO si é cambiato. Interessante vedere come si sviluppa tutto quanto..

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