Reasonable SurferRitorno su un argomento già largamente affrontato in qualsiasi community SEO, e che ho avuto l’opportunità di portare al Convegno GT 2010: parlo del modello di navigatore ragionevole proposto da Google in un brevetto del giugno 2004, approvato e pubblicato a maggio di quest’anno.

Un brevetto vecchio, direte. Esatto. Però questo brevetto può farci capire veramente molte cose sull’approccio che va tenuto quando si porta avanti una campagna di Link Building, più o meno “gestita”. Un approccio che vedo sbagliare tutt’ora da molti SEO; non è semplicissimo slegarsi dalle vecchie metodologie e troppo spesso si fanno piccoli errori in situazioni che, se gestite correttamente, potrebbero portare più valore.

Vediamo quindi velocemente cosa dice il brevetto, aiutandoci con l’abstract pubblicato su SeobytheSea qualche mese fa:

A system generates a model based on feature data relating to different features of a link from a linking document to a linked document and user behavior data relating to navigational actions associated with the link. The system also assigns a rank to a document based on the model.

e ancora, parlando del modello di navigatore ragionevole:

Systems and methods consistent with the principles of the invention may provide a reasonable surfer model that indicates that when a surfer accesses a document with a set of links, the surfer will follow some of the links with higher probability than others.

This reasonable surfer model reflects the fact that not all of the links associated with a document are equally likely to be followed. Examples of unlikely followed links may include “Terms of Service” links, banner advertisements, and links unrelated to the document.

In Pratica

Il brevetto, in sintesi, parte dal presupposto che non tutti i links abbiano lo stesso valore, poiché non tutti i links hanno la stessa probabilità di essere seguiti. L’utente-tipo ad esempio andrà a cliccare più facilmente i links più invitanti, all’interno del content e nella parte “above the fold”, che quelli scritti in un font piccolissimo, con un anchor text poco invitante e inseriti nel footer.

Vediamo quindi quali potrebbero essere i fattori per la valutazione di un buon link all’interno della pagina(escludendo tutti i discorsi sulla qualità del sito che linka e affini):

  • Dimensione del Testo e Colore;
  • Anchor Text – Testo Invitante/Non Invitante;
  • Posizione all’interno del paragrafo o della lista;
  • Posizione nella Pagina (Contesto, Header, Footer, Sidebar..);
  • Tipo di Link – Un’Immagine Può Essere più Invitante;
  • Contesto del Link;
  • URL del Link;
  • Above the Fold o no – In uno schermo 800×600;
  • Lingua del Link (uguale o no a quella del testo).

Un grafico di SeoMoz spiega perfettamente la questione correlata alla posizione nella pagina:

Valore Link

E’ fondamentale quindi pensare prima di tutto all’usabilità di una pagina e dei links al suo interno anche in ambito prettamente SEO: non si parla più di quantità di links ma, ad esempio, di colore del link, di probabilità che il link venga cliccato.

Trucchetto da Applicare ai Propri Siti

Quelle qui sopra, in fin dei conti, sono solo supposizioni o informazioni tratte da un brevetto vecchio di 6 anni. I parametri generali di valutazione dei links sono probabilmente molto simili a quelli del brevetto(anche nella pratica sembra così, giusto?), ma nello specifico non possiamo sapere quali siano i più importanti. Il nocciolo della questione sta però nel fatto che Google vuole valutare i links in base al comportamento degli utenti, che può analizzare tramite vari strumenti.

Google può farlo su scala enorme; noi però possiamo riprodurre il tutto su scala più piccola, tracciando il comportamento degli utenti su tutti i nostri siti e analizzando i dati forniti da alcuni strumenti. Ne cito un paio che personalmente uso:

  • Google Analytics e l’Analisi Dati OnPage(quella che prima si chiamava Overlay Sito);
  • Heatmaps (Crazyegg, ClickHeat, ecc.)

Avremo così un’analisi applicata proprio al nostro settore e capiremo come si comporta la tipologia di utenti che visita un determinato sito; presumibilmente il modello ottenuto potrà essere applicato ai siti dello stesso settore e quindi, alla link building in tali siti.

Conclusioni

Il ragionamento fondamentale da fare in questi casi è: “come potrebbe fare Google ad analizzare il fattore X?”. Per qualsiasi dubbio analizzate brevetti dei motori di ricerca, fate test e scoprirete che spesso i risultati saranno fra i più ovvi e che li avreste potuti raggiungere anche solo ponendovi questa domanda.

È un ragionamento che va applicato a tutto, dalla semantica alla link popularity, dal marketing su social media all’inserimento nelle directory. E la cosa stupenda è che ragionando in questo modo a volte potrete addirittura anticipare Google, ottenendo risultati veramente duraturi nel tempo.

PS: Per approfondire l’argomento del Reasonable Surfer Model consiglio di legge l’ottimo articolo di Marco Quadrella, pubblicato in concomitanza al Symposium GT.

About The Author

Ideatore e Web Master di SeoPoint.org, si occupa di SEO dal 2007. E’ stato relatore a diversi eventi organizzati da GT Idea Srl. E’ moderatore nel Forum GT, la community di riferimento per i SEO in Italia. Studia Ingegneria Industriale presso l'Università degli Studi della Tuscia di Viterbo. Sognatore, appassionato di corsa e outdoor e scout da sempre.

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