Maurizio Petrone ci parla di una case history sulle Sitemap XML.

La Case History

La Case History nasce dopo l’osservazione di una relazione diretta fra configurazione della sitemap e posizionamento su Google.

Il sito su cui è stato fatto l’esperimento è un sito reale, con 3 anni di anzianità, abbastanza trafficato e con 250 pagine indicizzate su Google.
Il 20% dei contenuti è statico e l’80% prelevato da feed RSS. Ha un buon PR e una buona frequenza di scansione ed è inserito in un contesto competitivo.

Il sito crolla all’improvviso nel ranking. Tutto viene lasciato com’è e dopo settimane è rimasto ancora tutto immutato. Si va a ritroso eliminando tutte le modifiche ma non cambia nulla. Tutto torna come prima quando viene ripristinata la sitemap originale.

I dati dal webmaster tool sembrano suggerire una correlazione diretta fra crawling e ranking. Dureante la “penalizzazione” il GoogleBot scansionava molte meno pagine al giorno.

La vecchia sitemap, quella “buona” aveva circa 50 URL statici, con indicazioni su priorità e frequenza di aggiornamento; quella cattiva conteneva 200 contenuti misti, sempre con indicazioni sui priorità e frequenza di aggiornamento. Sono state poi provate delle sitemap con 200 URL misti, in vari tipi:

  • La prima “buona”,
  • la seconda “cattiva”
  • senza indicazioni su changefreq,
  • senza indicazioni su priority  changefreq,
  • senza indicazioni sulla priority,
  • una senza indicazioni su priority e changefreq ma con solo i 150 URL dei contenuti “feed”.

Quella buona ha portato una scansione normale e un’indicizzazione corretta, quella cattiva scansione ridotta, deindicizzazioni e perdita di posizioni, con senza priority una dindicizzazione e una perdita di posizioni, con quella senza changefreq ha creato la perdita di posizioni per alcuni cluster semantici, quella completa senza parametri ha portato deindicizzazioni e perdite di posizionamento sporadiche.

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